Just BEat!
Un gesto quotidiano che diventa Arte,
C’è un gesto che tutti conosciamo così bene da non vederlo più.
Mangiare.
Lo facciamo ogni giorno, spesso in fretta, spesso altrove con la testa. È un gesto intimo, necessario, ripetuto fino a diventare quasi invisibile. Eppure, basta fermarlo per pochi secondi davanti a una videocamera perché qualcosa cambi: compare un pudore sottile, una presenza inattesa, una strana densità.
Negli anni Ottanta Andy Warhol aveva già capito la forza di questo gesto. Nel film 66 Scenes from America (1982), diretto da Jørgen Leth, Warhol si riprende mentre mangia un hamburger. Non parla, non commenta. Scarta il panino, lo mangia lentamente, beve una Coca-Cola, poi pronuncia una frase diventata celebre:
“My name is Andy Warhol and I just finished eating a hamburger.”
Non è un hamburger qualunque: è un Whopper di Burger King, riconoscibile dal packaging. Il gesto è immerso nella cultura del consumo, nel mondo dei brand, nella ripetizione meccanica del quotidiano. La critica ha letto quella scena come un atto volutamente freddo, svuotato, quasi anestetizzato: il cibo come prodotto, il corpo come superficie, il tempo come routine. Warhol non mangia per nutrirsi, ma per mostrare quanto quel gesto sia già diventato automatico, standardizzato, replicabile.
Da allora quel video è rimasto come un avvertimento silenzioso.
Raccogliere oggi quell’avvertimento, per me, non significa ripeterlo. Significa prenderlo sul serio e portarlo altrove.
Chiedersi cosa accade se a quel gesto si tolgono i marchi, i loghi, la riconoscibilità del prodotto.
Se si sottrae l’industria e resta solo il corpo.
Se al posto di un solo artista famoso davanti alla telecamera c’è una moltitudine di persone comuni.
È da questa frizione che nasce Just BEat.
Un titolo che gioca su più livelli: to eat, mangiare, ma anche to be, essere. E poi il beat, il ritmo.
Mangiare come atto di presenza.
Essere nel gesto.
Stare nel ritmo del qui e ora.
Just BEat non è un invito alla velocità, ma all’opposto: a rallentare, a sentire, a abitare un gesto che di solito attraversiamo senza attenzione
Il lavoro prende forma come un esperimento artistico collettivo: un video per YouTube costruito a partire da contributi inviati da persone non famose, dislocate in ambienti e culture differenti. Non c’è un protagonista, non c’è un centro unico. Dal singolo gesto iconico si passa a un gesto condiviso.
Dall’uno al molti.
Dal brand al gesto anonimo.
Dalla rappresentazione alla presenza.
Ho già ricevuto i primi video che entreranno a far parte del montaggio finale. Arrivano da Berlino, dalla Nuova Zelanda, dall’Italia. Contesti lontani tra loro, ma attraversati dalla stessa qualità inattesa.
Guardandoli, emerge qualcosa che Warhol aveva volutamente cancellato: il pudore.
Mangiare davanti alla telecamera apre uno spazio intimo, quasi fragile. Il gesto rallenta, si carica di attenzione, diventa relazione. Per pochi secondi non si tratta più di nutrirsi, ma di esserci.
È qui che il gesto smette di essere consumo e diventa esperienza condivisa.
Just BEat vuole costruire questo spazio: un mosaico globale di presenze, in cui il cibo non è protagonista in quanto oggetto, ma in quanto gesto che unisce, che mette in relazione, che crea comunità.
E ora passiamo all’azione.
Se questo gesto e questo esperimento ti parlano, leggi con attenzione le istruzioni qui sotto e valuta come prendere parte a Just BEat.
Come partecipare a Just BEat:
Filma te stesso/a per circa 40 secondi, con il telefono in orizzontale (16:9).
Puoi essere da solo/a o con altre persone accanto a te mentre fate lo stesso gesto: mangiare qualcosa.
Non parlare, non recitare, non spiegare: lascia che il gesto parli da sé.
Il cibo può essere qualsiasi cosa: nessun logo, nessuna marca, nessuna pubblicità.
Scegli un luogo qualsiasi, ma non mettere in scena pranzi o cene: qui non si rappresenta il rito o la convivialità, ma l’atto silenzioso e intimo del singolo individuo che mangia. Ogni cultura può interpretare a modo suo questo gesto quotidiano.
Nessuna musica: lascia che siano i suoni dell’ambiente a raccontare la scena (passi, vento, traffico, ecc.).
Invia il video tramite DM su Instagram (@themorst_art) o via WhatsApp, via email, via wetransfer, come preferisci.
Includi il tuo consenso scritto a comparire nel video.
Citazione finale: i partecipanti saranno menzionati con nome o nickname, oppure potranno lasciare un link a un loro account, se lo desiderano.
Non c’è una data di scadenza, ma prima invii il tuo contributo, meglio è: il progetto mantiene così ritmo e freschezza.
Puoi anche girare il video ad amici o parenti in tutto il mondo: ogni contributo arricchisce il mosaico globale del gesto condiviso.
Non serve essere esperti o famosi: basta esserci, lasciare che il gesto parli, e trasformare ogni frammento silenzioso in parte di questo mosaico globale di presenza condivisa


